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Il Limine Bianco Terre di Ger abbinato a una nuova ricetta di Ivana Frank

Qui siamo nella espressione migliore del bianco resistente. Friulano puro e del territorio. Il Soreli, un’uva forte e strutturata nata dal Tocai, è la componente principale del Limine. Poi il Sauvignon Kretos arrotonda con la sua aromaticità. Ivana Frank propone la seguente ricetta, perfetto connubio dei sapori nel piatto e nell’olfatto.

Gamberi su verdure cinesi al tegame con anacardi e coriandolo

INGREDIENTI:
Per due persone

  • 400 g di gamberi selvatici o biologici (puliti e sgusciati)
  • 2 peperoni, rossi ca. 300 g
  • 150 g Pak Choi
  • 1 piccola cipolla rossa
  • 1 manciata anacardi
  • 7 cucchiai di salsa di soia, 3 cucchiaibdi miele, 1 cucchiaino di amido
  • Mezzo peperoncino
  • Coriandolo fresco per guarnire

PREPARAZIONE
Riscaldare la griglia Teppanyaki a 210°C. Tagliare i peperoni a pezzettini, il pak choi a pezzi grossi e la cipolla a fette e metterli in una ciotola. Cuocere la verdura al dente (5 min). Nel frattempo mescolare la salsa di soia, il miele e l’amido di mais in una piccola ciotola. Tritare finemente il peperoncino e aggiungerlo. Salare i gamberi e aggiungerli alle verdure con gli anacardi, mescolare più volte e aggiungere la salsa. Proseguire la cottura per un minuto. Disporre le verdure sui piatti e aggiungere i gamberi. Guarnire con il coriandolo fresco.

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L’Arconi Bianco Terre di Ger abbinato a una nuova ricetta

La scoperta dei vini Piwi attraverso le ricette dello chef Ivana Frank, ci porta all’Arconi. Grande aroma del Sauvignon Kretos e la struttura del friulano per eccellenza, il Soreli. Sapientemente abbinato nei profumi e sapori agli ingredienti della ricetta presentata. La fantasia e creatività nel piatto e nel bicchiere.

Grazie ad Ivana Frank, chef di Bora Cooking System, abbiamo abbinato l’Arconi ad una ricetta che dia la massima espressione alle caratteristiche del vino, particolare e interessante da scoprire.

Torri di melanzana al formaggio di capra con pistacchi, menta e fichi secchi

INGREDIENTI
Per due persone

  • 1 melanzana
  • 150 g di formaggio fresco di capra
  • 1 cucchiaio di yogurt
  • 30 g di noccioli di pistacchio tritati
  • 4-5 fichi secchi
  • 3 rametti di menta
  • ½ limone biologico – buccia e succo
  • Olio d’oliva, olio per friggere (ad es. olio d’oliva per friggere), sale, pepe

PREPARAZIONE

Riscaldare la griglia Teppanyaki a 220°C quindi, con l’aiuto della spatola ungere con un po’ d’olio. Tagliare le melanzane a fette di circa ½ cm di spessore e distribuirle sulla griglia Teppanyaki, condirle con sufficiente sale. Friggere le fette di melanzana da entrambi i lati fino a quando non saranno morbide e avranno raggiunto un colore bruno dorato. Nel frattempo grattugiare la scorza di mezzo limone e tritare grossolanamente foglie di menta e i fichi. Mettere i pistacchi e il formaggio di capra in una piccola ciotola e mescolare bene con lo yogurt, un goccio di succo di limone e un pizzico di sale e pepe. Assemblare le torre come segue: mettere prima una fetta di melanzana, poi 1 cucchiaio di crema, poi di nuovo melanzana e ripetere il procedimento in modo da avere tre strati di melanzana e tre di crema per ogni torre. Guarnire lo strato superiore di crema con altre foglie di menta. Spruzzare con un po’ di olio d’oliva.


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I vini moderni PIWI e le ricette di Ivana Frank

I vini Piwi da varietà resistenti, la soluzione verso la salubrità e la salvaguardia dell’ambiente, vini nuovi e moderni, ibridi per loro natura e definizione, ma di grande avvenire.

Iniziamo con il Caliere, un rosso elegante di media struttura che al palato ricorda i tipici sentori di frutta a bacca rossa e che ben si accompagna a molteplici piatti di carne e pesce.

Grazie ad Ivana Frank, chef di Bora Cooking System, abbiamo abbinato il Caliere a una ricetta che dia la massima espressione alle caratteristiche del vino, particolare e interessante da scoprire

Insalata di radicchio con carne secca grigionese, noci e formaggio di capra di montagna

INGREDIENTI

Per due persone

  • 250 g di radicchio
  • 50 g di carne secca grigionese
  • 50 g di gherigli di noce
  • 80 g di formaggio di capra di montagna
    (o di altro formaggio di capra duro)
  • 4 -5 rametti di prezzemolo

Per il condimento

  • 200 ml di olio di colza
  • 200 ml di aceto di mele
  • 1 cucchiaino raso di pepe
  • 1 cucchiaino raso di sale
  • 2 cucchiai di miele

PREPARAZIONE

Scaldare la griglia Teppanyaki a 200°C ungendola con un goccio d’olio, distribuirvi la carne secca grigionese e lasciar cuocere fino a che le fettine saranno diventate croccanti. Aggiungere le noci, arrostirle brevemente e rimuoverle dalla griglia Teppanyaki. Nel frattempo pulire il radicchio, lavarlo e spezzettarlo “a misura di boccone”. Amalgamare con la frusta tutti gli ingredienti per il condimento. Tagliare il formaggio di capra a dadini, tritare grossolanamente il prezzemolo. Mettere l’insalata in una ciotola, aggiungere il condimento e mescolare bene. Guarnire con il formaggio, le noci, la carne secca grigionese croccante e il prezzemolo tritato.

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Olio d’Oliva e la ricetta di Ivana Frank

Tempo di raccolta delle olive, classico periodo di fine ottobre, nei nostri oliveti di Maiolati Spontini nei Colli di Jesi.

Circa due ettari di olive Frantoio, Rosciola, Sargano e Leccino per il nostro olio EVO, la tipicità delle Marche.

Appena terminata la spremitura ci sarà la nuova annata pronta, ci aggiorneremo per le caratteristiche, intanto gustiamoci una ricetta di Ivana Frank, chef di Bora Cooking System, famosa azienda tedesca di cui siamo partner orgogliosi.

Sella D’Agnello “Ras El Hanout” con Hummus di Piselli alla Menta e Melograno

INGREDIENTI
Per due persone

  • Bistecche di sella d’agnello da 150-200 g
  • 100 g di piselli surgelati
  • 100 g di ceci in vasetto
  • Un goccio di succo di limone
  • 3-4 rametti di menta
  • 1 spicchio di aglio
  • 1 manciata di chicchi di melograno
  • Spezie Ras el Hanout
  • Sale, pepe, olio d’oliva 

PREPARAZIONE

Riscaldare la griglia Teppanyaki a 200°C. Spennellare le bistecche di agnello con un po’ d’olio e condire generosamente con le spezie. Poggiarle sulla griglia Teppanyaki calda e girarle dopo 4 minuti. Nel frattempo portare ad ebollizione una pentola d’acqua con sufficiente sale e sbollentare i piselli per circa 3 minuti. Scolarli e raffreddarli con acqua fredda. Mettere circa tre quarti dei piselli e i ceci con il succo di limone, lo spicchio d’aglio, la menta (solo foglie!), 4 cucchiai di olio d’oliva e un cucchiaino raso di sale e pepe in un tritatutto e ridurre in purea. Unire i piselli rimanenti all’hummus. Togliere l’agnello dalla griglia Teppanyaki e lasciarlo riposare brevemente, poi tagliarlo a fette della grandezza desiderata e condirlo con il sale. Disporre l’hummus sui piatti, aggiungere la carne e guarnire con semi di melograno e foglioline di menta.

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Una nuova ricetta da abbinare al Pinot Grigio Terre di Ger

Grazie alla partnership con BORA proponiamo le ricette dello Chef Ivana Frank. In occasione della settimana conclusiva del Giro d’Italia ecco una ricetta di facile gusto abbinata al nostro Pinot Grigio.

#BORA_RECIPES
Salmerino su cuscus al cavolfiore e nocciole

INGREDIENTI
Per due persone

  • 2 filetti di salmerino da 150-200 g, senza spine
  • ½ cavolfiore (ca. 300 g)
  • 1 manciata di nocciole arrostite
  • 4-5 rametti di aneto
  • 1 limone biologico (buccia e succo)
  • Sale, pepe, olio d’oliva e un po’ di olio per friggere (ad es. olio d’oliva per friggere biologico)

PREPARAZIONE

Riscaldare una zona della griglia Teppanyaki a 180°C. Lavare e tritare il cavolfiore in un tritatutto fino a quando non avrà raggiunto le dimensioni del cuscus e metterlo in una ciotola. Salare i filetti di pesce da entrambi i lati, ungere una zona della griglia Teppanyaki con un po’ d’olio per friggere e aggiungervi il pesce con la parte della pelle rivolta verso il basso. All’inizio schiacciare delicatamente i filetti con le spatole per qualche secondo e attendere che circa due terzi del filetto siano cotti. Nel frattempo tritare l’aneto (lasciando due rametti per la guarnizione), grattugiare finemente la scorza di mezzo limone e aggiungere il tutto al cavolfiore insieme alle nocciole. Condire con il succo di un limone intero, olio d’oliva, sale e pepe. Spegnere la griglia Teppanyaki, girare il pesce e lasciarlo friggere per ancora mezzo minuto. Intanto servire il cuscus al cavolfiore sui piatti e guarnire con altre nocciole. Poggiare il pesce fritto sull’insalata e decorare con i rametti di aneto.

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Limine bianco friulano

Limine 2018, dicono di lui

L’annata 2018 del Limine Terre di Ger prodotto con varietà resistenti ha già conquistato firme autorevoli del panorama vitivinicolo italiano e internazionale.

Il Limine, un vino che ha permesso a Terre di Ger di varcare le soglie del biologico, guardando al futuro. È il nostro piccolo grande orgoglio: prodotto con le migliori uve da varietà resistenti PIWI – in particolare un blend di Soreli e Sauvignon Kretos – ha già conquistato i cuori di giornalisti e tecnici di settore molto autorevoli del panorama vitivinicolo. Questo si rivela come un altro grande passo avanti per la diffusione della cultura PIWI in Italia e il conseguente riconoscimento della qualità delle varietà resistenti. Le recensioni positive accrescono il potenziale di queste viti e delle loro uve, incoraggiandoci a dare il meglio per continuare a seguire la nostra mission naturale. 

Limine, vino bianco friulano ottenuto da varietà resistenti.

Un vino piacevole quanto scorrevole – Andrea Gabbrielli su “Vinotype”

Il 5 febbraio scorso, sul magazine online Vinotype diretto da Rosanna Ferraro, è uscito un articolo a firma di Andrea Gabbrielli, pluripremiato giornalista del settimanale economico “Tre Bicchieri del Gambero Rosso”. Gabbrielli, abituato a coniugare con grande sensibilità storia e cultura, così scrive:

Il Limine 2018 Igt Venezia Giulia Bianco ha colore paglierino dorato e delicati profumi di frutta tropicale, pesca bianca, di pera, su uno sfondo di note vegetali con una lieve foglia di pomodoro; in bocca è pieno, morbido, caldo di alcol. Nuovamente si avverte la sensazione fruttata, tropicale, armonicamente acida. Lungamente persistente, è un vino piacevole quanto scorrevole, con un’accattivante fondo sapido. Anche a distanza di giorni dall’apertura della bottiglia il vino mantiene i suoi profumi e sapori. Ideale per gli spaghetti alle vongole, pasta al ragù bianco, rigatoni con la bottarga di muggine, pesce ai ferri o in padella, coniglio e carni bianche in genere.

Bevuta equilibrata e finale fruttato – Stefano Tucci su “I vini del Golosario”

Questo mese il Limine 2018 è stato anche protagonista della rubrica “Il vino del Giorno” de “I vini del Golosario”, blog curato da Paolo Massobrio, famoso giornalista e critico eno-gastronomico che ha collaborato con numerosi giornali – La Stampa, Avvenire, Bell’Italia – e programmi televisivi. La recensione firmata da Stefano Tucci descrive il vino così:

Il Limine 2018 è ottenuto da vitigni poco conosciuti ai più, nati grazie agli studi sviluppati dall’Istituto di Genomica Applicata di Udine che hanno ottenuto uve con una maggiore resistenza alle malattie. 10 % di sauvignon Kretos, che dal più noto Blanc eredita la struttura e la leggera nota erbacea anche se ad emergere è la frutta tropicale, in questo caso la banana; per il restante 90% uva soreli che invece regala al vino persistenza gusto-olfattiva, profumi intensi di mandorla e vaniglia. La bevuta è coerente ed equilibrata, tenuta in piedi da una bella freschezza. Il finale è fruttato, che ricorda la mela.

Limine e Frico Friulano: fra tradizione e innovazione

Dai ristoranti più raffinati alle sagre di paese, il frico friulano è una golosità regionale che mette tutti d’accordo.

Formaggio, patate, cipolla: tre semplici ingredienti che fanno del frico friulano un piatto storico della nostra regione. Dalle sue origini fino ad oggi si è prestato a tantissime interpretazioni, nei menu di ristoranti raffinati o nelle sagre di paese, sempre mantenendo il suo carattere semplice e tradizionale.

Le storie su di lui si intrecciano nelle memorie dei bisnonni, dai quali veniva considerato un piatto “povero” e nutriente allo stesso tempo, una ricetta di recupero, cucinata con i ritagli di formaggio che avanzavano dalla realizzazione delle forme. Ma la primissima testimonianza di questa prelibatezza risale alla prima metà del Quattrocento quando il cuoco del Patriarca di Aquileia, il Maestro Martino da Como, ne descrive la preparazione nel suo libro “De Arte Coquinaria”: formaggio grasso ma non troppo salato né troppo stagionato, lardo fresco ed erbe.

Da allora il frico ha deliziato generazioni ed è diventato un simbolo della tradizione, un comfort food da rivisitare in mille versioni creative.

La ricetta del Frico.

Ogni famiglia friulana custodisce la propria ricetta del frico ed è difficile averne una che si possa dire originale. Questa che vi proponiamo è generalmente la più usata nelle sagre popolari.

Per cucinare il frico servono un chilo di patate, 50 grammi di cipolla, 600 grammi di formaggio latteria con una stagionatura media, olio, sale, pepe. Si inizia pelando le patate che poi andranno grattugiate grossolanamente e cotte con poco olio, sale e pepe. Intanto bisogna soffriggere la cipolla e successivamente unirla alle patate e al formaggio tagliato a dadini. Il tutto va amalgamato a fuoco lento fino a che il formaggio si sia fuso completamente. Si lascia dorare da entrambe le parti per poi servirlo rigorosamente caldo.

Frico Friulano in abbinamento con il Limine Terre di Ger.

“Omaggio al Frico” e Terre di Ger – la versione antipasto dello Chef Carlo Nappo. Il frico si può trasformare anche in un antipasto elegante.

Nelle campagne di Pordenone, al ristorante “Podere dell’Angelo”, lo chef Carlo Nappo ha inserito nel suo menù l’ “Omaggio al frico”, una portata che riporta al valore del territorio in chiave totalmente moderna.

L’impiattamento è un quadro di Pollock dove i sapori di una volta e il gusto della novità si fondono, grazie anche alle diverse consistenze della cipolla e alla croccantezza del guanciale.

Sì, ma allora  quale vino si può abbinare a un piatto così, metodicamente costruito sugli equilibri tra tradizione e innovazione?

Il Limine Terre di Ger 2018 ottenuto da varietà resistenti è lo sposo perfetto per questo matrimonio. Un blend di Soreli e Sauvignon Kretos che, con la sua importanza al palato, le sue note tropicali e la sua acidità ben contrasta la “tendenza dolce” degli ingredienti che compongono questo piatto goloso e saporito.

Lo chef Carlo Nappo al ristorante Podere dell'Angelo.

PIWI: Ecco il futuro | Intervista al Presidente Fisar Luigi Terzago

PIWI: dai primi incroci ad oggi. Il Presidente FISAR Luigi Terzago ci spiega l’evoluzione delle varietà resistenti.

Degustazione di vini PIWI organizzata dalla FISAR Vercelli-Novara.

Durante una degustazione dedicata ai vini PIWI Terre di Ger, organizzata dalla FISAR Delegazione Vercelli-Novara nella loro storica sede di Vercelli, il presidente nazionale Luigi Terzago, una figura di riferimento per quanto riguarda la cultura e lo studio delle PIWI in Italia e non solo, ci ha spiegato in un’interessante video l’evoluzione delle varietà resistenti. Un breve viaggio storico dai primissimi incroci francesi del 1800 fino ai risultati odierni che ci portano a considerare i vini ottenuti da questa varietà, un autentico prodotto del futuro.

Prosecco tricolore per Davide Formolo: una stagione indimenticabile

Il Prosecco Terre di Ger in un’edizione speciale per celebrare il Tricolore e l’ultima speciale stagione di Davide Formolo in maglia Bora-Hansgrohe.

Davide Formolo e il suo fan club hanno festeggiato il finale di un 2019 emozionante, a Marano di Valpolicella, lo scorso 10 ottobre, con un’edizione speciale del Prosecco Terre di Ger, dedicata alla sua maglia tricolore, conquistata a giugno sul tracciato di Borgo Val di Taro.

Per Davide non è solo la chiusura di una stagione ma anche la fine di un’intensa avventura di due anni con il team Bora-Hansgrohe durante i quali ha animato le corse con la sua brillantezza e costanza. La sua simpatia ha fatto in modo che si creasse un legame di amicizia e di stima, che va al dì là della semplice sponsorizzazione. Ecco perché le etichette speciali rappresentano uno dei momenti in cui siamo stati più orgogliosi che mai di supportarlo: sul podio del Campionato Italiano, mentre ascolta l’Inno dopo la vittoria in solitaria. Grazie per tutto Davide! In bocca al lupo per la tua carriera.

Una vendemmia di luce, parla Nicola Biasi

Vendemmia 2019 a Terre di Ger: Il nostro enologo Nicola Biasi ci parla della maturazione delle uve, delle prime impressioni in cantina e delle varietà resistenti.

Nicola, puoi farci un quadro generale su questa nuova annata?

L’annata 2019 non è partita sotto i migliori auspici perché a maggio abbiamo avuto piogge frequenti e questo non ha certo giovato alle viti anche se, fortunatamente, la situazione si è normalizzata negli ultimi mesi.
Definirei questa vendemmia come “di luce” perché le uve sono maturate prevalentemente per merito della luce solare piuttosto che per le alte temperature. Questa è una condizione speciale perché ha permesso alle uve bianche di raggiungere un grado di maturazione ottimale sia dal punto di vista zuccherino che aromatico, conferendo al quadro acido un assetto particolarmente interessante. Le acidità sono alte, una situazione che non capitava da tempo, proprio perché le ultime annate si sono sempre rivelate molto calde e veloci; questo ci permetterà di ottenere vini senz’altro maggiormente complessi ed eleganti e con un potenziale evolutivo maggiore rispetto alle annate precedenti.

Quali caratteristiche possiamo notare nei primi mosti?

Le rese di quest’anno sono leggermente più basse rispetto alla norma quindi la trasformazione da uva a mosto non è abbondante e questo significa che la buccia risulta abbastanza spessa perciò avremo sicuramente una marcia in più per quanto riguarda il corredo aromatico e la struttura del vino. Ad oggi, le fermentazioni sono tutte molto pulite e i primi mosti che hanno finito di fermentare qualche giorno fa presentano delle caratteristiche organolettiche particolarmente interessanti.

Come si sono comportate le uve da varietà resistenti?

Come già detto, la stagione è iniziata in modo un po’ zoppicante per le frequenti piogge della primavera e questo poteva essere un limite per quello che riguarda i trattamenti. In realtà le varietà resistenti si sono rivelate battagliere e si sono comportate molto bene, infatti non hanno presentato nessun sintomo di malattie, come per esempio la Peronospera che è il problema più grosso che si può incontrare ad inizio stagione. Le varietà resistenti ci danno un grande vantaggio a livello di sostenibilità ambientale ma non solo. Con trattamenti quasi pari a zero, ci troviamo tenori di rame bassissimi o quasi nulli nei mosti e questo ci permette di avere fermentazioni più pulite e soprattutto non rischiamo di perdere aromi e profumi che, in caso di alti livelli di rame, verrebbero pesantemente compromessi.

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